Centri di accoglienza, scuole, orfanotrofi costretti alla chiusura. Centinaia di persone al precario riparo delle foreste.
Un numero incalcolabile di chiese e case distrutte.
Uomini, donne percossi, pestati, uccisi, bruciati vivi.
Fiamme, macerie violenza!
Siamo in Orissa, stato del nord-est dell’India, dove la persecuzione dei cristiani continua ormai da anni.
L’ondata di violenze, però, si è intensificata ed inasprita negli ultimi mesi a causa dell’uccisione di Swami Laxmanananda Saraswati, capofila del VHP, gruppo radicale indù.
Dal 24 agosto scorso, giorno dei funerali del leader, gli adepti indù si sono impegnati in una feroce vendettta religiosa a danno dei cristiani, ritenuti i veri responsabili del delitto, nonostante le chiari rivendicazioni da parte dei maoisti.
Oltre al VHP, vi sono anche il Bajarang Bal (movimento politico di estrema destra) e l’RRS (movimento radicale nazional-induista), non ancora ufficialmente banditi dal governo.
La persecuzione si è così estesa a numerosi altri stati: Gujarat, Tamil Nadu, Andra Pradesh, Madhya Pradesh, Karnataka, Derala, Bihar, Satishka, Isole Andaman. In diverse di queste regione si trovano orfanotrofi e centri di accoglienza sostenuti dal progetto ADI-AID delle Assemblee di Dio in Italia, nei quali operano, come collaboratori, fratelli e sorelle delle nostre comunità, ora in gravi difficoltà.
Già all’inizio dell’anno, uno dei nostri orfanotrofi è stato chiuso e riaperto in un’altra zona, con notevoli difficoltà logistiche e con il ritiro da parte delle famiglie di parecchi bambini per paura delle ritorsioni dei gruppi indù estremisti. In questo periodo, altri centri sono stati momentaneamente spostati o costretti alla chiusura per le continue minacce ed aggressioni degli estremisti.
Tramite e-mail giungono dai nostri uffici dell’India costanti e desolanti aggiornamenti da parte dei fratelli responsabili della Maranthà Full Gospel Association (MFGA) e dalla Eben-Ezer Home of Social Outreaches.
In un’email risalente al mese di settembre, il fratello Charles Finny Jospeh, presidente della MFGA, scrive: “Le chiese vengono bruciate, i pastori picchiati […] I responsabili induisti ci minacciano e ordinano alle famiglie di non portare i bambini nelle scuole e nei centri cristiani. […] Negli ultimi sei mesi la situazione si è seriamente aggravata. […] Alcuni credenti si sono nascosti nelle foreste e gli estremisti minacciano di bruciare i villaggi.”
Successivamente è giunto un triste resoconto della recrudescente persecuzione: “A Koppa, nel Karnataka, una chiesa è stata distrutta, il pastore e la sua famiglia sono stati picchiati e la loro casa ridotta in macerie. […] Nella stessa regione due pastori della Maranathà sono stati arrestati […] In Orissa sei chiese sono state completamente distrutte.
I pastori sono stati picchiati e quattro di loro sono in ospedale in gravi condizioni. Abbiamo perso dieci chiese e un anziano della nostra opera è stato decapitato perché non ha voluto rinnegare che Gesù è il Salvatore. Alcuni credenti si trovano nei centri di accoglienza [non cristiani, ndr] dove vengono obbligati a inginocchiarsi davanti al dio elefante; se non lo fanno vengono loro negati cibo ed assistenza.”
Mentre scrivo, ricordo con grande affetto la visita che lo scorso anno, insieme ai fratelli Tilenni e Mottola, ho effettuato proprio in queste zone. Una grande commozione e palpitazione pervade il mio cuore al pensiero che fratelli che ho conosciuto personalmente sono in questi giorni sotto la minaccia del terrorismo e rischiano la loro vita a motivo dell’Evangelo.
Nonostante la situazione indiana sia veramente tragica, i mass-media non hanno posto su di essa l’attenzione del grande pubblico; l’informazione nazionale, in particolare, si è semplicemente soffermata su alcune avversioni subite da esponenti della religione ufficiale, dimenticando i tanti altri cristiani sottoposto alle stesse sofferenze.
L’azione del governo indiano è lenta e complessa, e difficili sono anche le operazioni di soccorso. Ai nostri fratelli indiani, bloccati ai confini dei paesi colpiti dalla persecuzione non risulta facile operare direttamente e fattivamente a favore degli altri credenti. Per questo sono state indette delle giornate di preghiera, “per chiedere al Signore che dia il favore del governo, così da poter andare ed aiutare quanti si trovano nel bisogno ed ottenere una reale libertà religiosa in India”.
L’accorata richiesta dei credenti indiani è anche che le chiese italiane si uniscano in una constante preghiera, affinchè possano continuare a proclamare l’Evangelo e a diffondere il messaggio d’amore di Gesù.
Le Assemblee di Dio in Italia hanno un grande peso per tutto questo: più di 900 bambini, distribuiti in 46 orfanotrofi e centri di accoglienza, presenti in cinque stati dell’India, sono ad oggi aiutati dal progetti di sostegno a distanza, sostegno che, ora più che mai, deve essere incentivato e accompagnato dalla preghiera.
Seppure con difficoltà, le attività del servizio ADI-AID nel continente asiatico continuano, grazie a credenti fedeli e coraggiosi che non perdono di vista lo scopo del proprio lavoro: aiutare il prossimo che si trova nel bisogno ed educare i fanciulli nelle vie del Signore, per dare loro “un avvenire ed una speranza"” (cfr. Geremia 29:11), nonché portare nuove anime a salvezza.
Anche nella prova e nella persecuzione la missione dei credenti non può fermarsi: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto: <Per amor di Te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello>. Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di Colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nsotro Signore” (Romani 8:35-39).