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India: la fede evangelica tra fuoco e violenze
da CRISTIANI OGGI:
tratto da “CRISTIANI OGGI”, Quindicinale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”, n. 20, 16-31 ottobre 2008 Oggi è domenica - Chiesa perseguitata
Riflettiamo! Servire il Re per piacerGli - Chiesa perseguitata
“Io soffro fino ad essere incatenato come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata.Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch'essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.” (2 Timoteo 2:9, 10)
A volte, Dio si serve di qualcosa che riteniamo malvagio per ricavarne qualcosa di buono. Il pastore missionario Manja Tamang sta imparando questa lezione mentre sconta una sentenza di 20 anni in prigione del Nepal per un crimine che non ha commesso. Manja serviva Cristo con tutto il cuore in un piccolo villaggio sulle montagne del Nepal come pastore ed evangelista. Un giorno, mentre stava svolgendo il suo lavoro ministeriale, fece una scoperta che avrebbe cambiato il suo campo di missione. Mentre stava camminando lungo un sentiero, trovò un cadavere. Manja riferì subito l'accaduto alla polizia. Un gruppo anticristiano che si opponeva all'opera di Manja trovò in questo avvenimento un'occasione per accusare Manja del crimine. Dopo alcuni giorni, la polizia arrestò Manja per quello che loro ritenevano un omicidio. Raccolsero “prove” da casa sua – vestiti che sostenevano appartenere alla vittima. Durante il processo di Manja, falsi testimoni giunsero da fuori città per deporre contro di lui. La vedova della vittima protestò, dicendo che Manja era innocente, ma la corte lo dichiarò colpevole e gli sentenziò venti anni di carcere. Tutto questo accadde nel 2000. I sostenitori di Manja combatterono contro la sentenza per due anni ed infine il suo caso fu sottoposto alla Corte Suprema. A dispetto di evidenti prove dell'innocenza di Manja, la Corte mantenne la sentenza. Manja rimase in prigione. "Ma la Parola di Dio non è incatenata”. Coloro che accusavano falsamente Manja, sperando di distruggere il suo ministerio, non ebbero successo. Rati, la moglie di Manja, rimase fedele a suo marito, visitandolo in prigione, pregando per lui e prendendosi cura dei loro due figli. Raggiunse la sua comunità col Vangelo, insegnando ai bambini, servendo in una squadra di evangelizzazione ad “ampio raggio” e lavorando col gruppo delle sorelle della sua chiesa. E Manja ha trovato un nuovo campo di missione. Mentre la separazione dalla sua famiglia è triste e l'ingiustizia che ha vissuta è scoraggiante, lui continua ad essere un testimone di Cristo. Lui crede che Dio è il Sovrano e che lui ha scelto, in qualità di servo di Dio, di essere messo in prigione. Dio ha benedetto l'opera di Manja. Adesso, egli tiene studi biblici per i carcerati che vogliono conoscere di più Gesù e più di trentacinque si sono convertiti al Signore, diventando Cristiani. Le guardie della prigione sono rimaste impressionate dalla persona di Manja e lo hanno nominato assistente medico della prigione. Egli ha anche completato un grado d'istruzione mentre era in casa di detenzione. Anche se per Manja sarebbe facile disperarsi e lasciarsi andare all'amarezza, ha scelto di sopportare ogni cosa con fiducia, fedeltà, speranza ed amore. Manja serve il Re per piacerGli.
Liberamente tradotto da "The Pleasure of My King". Tratto dal sito "Better than Life - Discovery House Publishers"
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