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Tradizione e fede

 

"Così avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione(Matteo 15:6)

 

Sacra Bibbia_bonugliaIl termine “tradizione” deriva da consegnare, affidare, trasmettere. La tradizione è una consuetudine trasmessa e ricevuta da più generazioni e pertanto divenuta regola di comportamento e di pensiero. Per molti cristiani, la “tradizione” è divenuta il complesso delle verità di fede non contenute nelle Scritture, ma trasmesse oralmente dalle prime comunità cristiane. Tuttavia, alla luce di tutta la parola di Dio, non si può condividere tutto ciò. Siamo chiamati a credere ed a predicare unicamente il messaggio che Dio ci ha dato attraverso la Sua Parola, “… la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3).

È evidente che ogni tradizione non serve ad altro che a soddisfare i propri interessi terreni. Queste, però, divengono una condanna su chi le preferisce alla Parola di Dio. Gesù ha lasciato un monito chiaro: “I farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?» E Gesù disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini’»” (Marco 7:5-7).

Non permettere alle tradizioni di vanificare la tua fede in Cristo!

tratto da “La Parola giorno per giorno”, meditazione del 21 settembre 2009

© 2009 ADI-Media – www.adi-media.it

 

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È la Pasqua del Signore

 

Citazione:

La Pasqua … dall’Antico al Nuovo Testamento. Letteralmente “passaggio”, la Pasqua rappresenta la più grande solennità ebraica, l’occasione per ritornare col pensiero e col cuore al giorno della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto (cfr. Esodo 12). Tale ricorrenza costituiva “una solenne festività per Israele”. Non voleva solo alludere alla salvezza dei primogeniti di Israele dal giudizio di Dio verso gli egiziani. Soprattutto segna storicamente e spiritualmente il significato della liberazione civile, del passaggio dalla condizione di schiavitù all’emancipazione morale. A tale scopo Dio prescrisse un preciso cerimoniale da osservare, in modo da conservare il senso simbolico dell’evento. “Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza, e lo celebrerete come una festa in onore del Signore … perché Egli vi fede uscire dal paese d’Egitto”. Così Israele, anno dopo anno, celebrava la Pasqua guardando al giorno in cui il Messia, il vero Liberatore, lo avrebbe liberato dal proprio peccato. Gesù rappresenta “la consolazione di Israele” e di tutta l’umanità ed è indicato come Colui “che salverà il Suo popolo dai loro peccati” (Vangelo di Matteo 1:21). Per essere tale, “… anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (Prima Lettera ai Corinzi 5:7). Difatti, mentre in Gerusalemme si celebrava la Pasqua mosaica, proprio in quei giorni Gesù offriva Se stesso sulla croce, si immolava per noi e diveniva “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Ogni cosa è stata adempiuta in Cristo Gesù; “in Lui noi abbiamo la redenzione … il perdono dei peccati” (cfr. Lettera agli Efesini 1:7), “sapendo che non cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati … ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” (Prima Lettera di Pietro 1:18). La fonte della liberazione spirituale è pertanto l’opera salvifica del Salvatore Gesù, morto e risorto per noi, e il ricordo di tale redenzione e del carattere sacrificale della Sua morte è continuamente ravvivato in noi per mezzo della cosiddetta “Cena del Signore”: “… fate questo in memoria di Me” (cfr. Vangelo di Luca 22:19). Mentre per Israele la Pasqua doveva essere il giorno della “ricordanza”, la Chiesa rammemora la propria redenzione attraverso la consumazione del pane e del vino: “ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore …” (Prima Lettera ai Corinzi 11:26).

Naturalmente per il vero cristiano non è più concepibile limitare il ricordo dell’opera del sacrificio del proprio Salvatore Gesù ad una sola giornata o catalogarlo come una ricorrenza annuale o una festività religiosa. Ogni giorno il credente sente il bisogno di rinverdire l’efficacia della Sua morte e il valore delle Sue sofferenze, ogni giorno può fare appello alla potenza del sangue sparso e sempre troverà rifugio e liberazione in Cristo Gesù.

Francesco Citarella

tratto da “Cristiani Oggi” n.4, Aprile 2009

La vera Pasqua

 

Fai click sulle immagini per ingrandire.

 

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 Questo volantino è edito da ADI Media

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OPZIONI NEWSLETTER:

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Bibbiofonino

 

Riesci ad immaginare cosa succederebbe se noi trattassimo la Bibbia nel modo in cui trattiamo il nostro telefonino cellulare?

... se noi trasportassimo la Bibbia nella nostra 24 ore, nella borsetta, appesa alla cintura, o nel taschino della nostra giacca?

... se le dessimo un colpo d'occhio molte volte nella nostra giornata?

... se tornassimo sui nostri passi per cercarla, dopo averla dimenticata a casa o in ufficio?

... se l'utilizzassimo per mandare dei messaggi ai nostri amici?

... se la trattassimo come se non potessimo vivere senza di lei?

... se la regalassimo ai nostri figli, per essere sempre in contatto con loro?

... se la portassimo con noi in viaggio, nel caso in cui avessimo bisogno di aiuto?

... se la aprissimo immediatamente in caso di pericolo?

 

Contrariamente al cellulare, la Bibbia ha sempre 'campo'. Possiamo connetterci ed essere in contatto con Dio, in qualsiasi luogo (persino in alta montagna, o in mare aperto).

Non dobbiamo preoccuparci della mancanza di credito, perché Gesù ha già pagato per sempre la ricarica, e i crediti sono illimitati.

Ancora meglio: la comunicazione non viene mai interrotta, e la batteria è caricata per tutta una vita.

 

*NUMERI DA DIGITARE in caso di PERICOLO*:

 

- Se sei triste, componi * Giovanni 14 *

- Se la gente mormora contro di te, componi * Salmo 27 *

- Se sei innervosito o stressato, componi * Salmo 51 * (CEI, Salmo 50)

- Se sei ansioso, componi * Matteo 6:19-24 *

- Se sei in pericolo, componi * Salmo 63 * (CEI, Salmo 62)

- Se la tua fede ha bisogno di essere fortificata, componi * Ebrei 11 *

- Se ti senti solo e hai paura, componi * Salmo 22 *

- Se sei duro e critico, componi * 1 Corinzi 13 *

- Per conoscere il segreto della felicità, componi * Colossesi 3:12-17 *

- Se ti senti triste e solo, componi * Romani 8:31-39 *

- Se desideri la pace e il riposo, componi * Matteo 11:25-30 *

- Se il mondo ti sembra più grande di Dio, componi * Salmo 90 * (CEI, Salmo 89)

 

Annota questi numeri nella tua agenda (magari in quella del tuo cellulare!).

Forse, se ne farai uso, saranno importanti in alcuni momenti della tua vita!

Ci sono momenti in cui è meglio avere un numero biblico da comporre (per trovare l'aiuto di Dio) che avere un numero di telefono da comporre (per Trovare l'aiuto di un uomo)!

 

(tratto da un'email che mi è arrivata)

La luce delle Scritture

 

"Alla legge! alla testimonianza. Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!" (Isaia 8:20)

 

Girolamo, stimato uomo di Dio e traduttore della più antica versione della Bibbia in latino, affermò: "Se voi volete chierire le cose ancora in dubbio, andate alla legge ed alla testimonianza delle Scritture; fuori di esse siete nelle tenebre dell'errore. Noi ammettiamo tutto ciò che è scritto, rigettiamo ciò che non lo è".

Questa è stata ed è la posizione dei veri cristiani: essi riconoscono nella Parola ispirata l'autorità superiore ed infallibile, ponendola quale regola di fede e condotta, attingendo ogni giorno dalle Scritture tutto quanto necessita alla loro vita.

La Bibbia ha il potere di salvare, di illuminare, di consolare, di guidare e di essere la risposta a tutte le necessità dell'uomo. Gesù fece sempre riferimento alle Scritture; anche quando il tentatore lo volle spingere a peccare, Egli usò la Parola scritta per vincere la tentazione.

La Bibbia è il libro di Dio, dove il messaggio d'amore che Egli rivolge ad ogni uomo risuona con "Parole di vita eterna". Se creduta con tutto il cuore, la Bibbia porta gli uomini a conoscere Dio ed a sperimentare la Sua presenza, trasformando il cuore più duro ed ostinato in un cuore ubbidiente e devoto.

Caro lettore, se non possiedi una copia della Bibbia, procuratela (fai click qui), leggila, poni in essa la tua fiducia e realizzane la gloriosa potenza.

 

tratto da "La Parola giorno per giorno - CALENDARIO CRISTIANO", ADI Media. Meditazione del 27 luglio 2008


Il perché delle cose ...

 

Tra ieri sera e stamattina ho ricevuto notizie sempre peggiori riguardo una persona, un giovane della mia chiesa, che è stato travolto e ucciso da un'auto pirata e mi è balenata una riflessione alla mente: non sappiamo perché certe cose accadono, sappiamo solo che accadono.

Davanti a notizie del genere ci rendiamo ancora conto che la vita è un lampo: non sappiamo quanti giorni ci sono stati assegnati; sappiamo, però, che dobbiamo vivere al meglio la nostra vita, dobbiamo prepararci per l'eternità e il modo migliore di farlo è accettando Gesù nella nostra vita: Lui è l'unica garanzia di gioia e pace per l'eternità. Quando chiuderemo gli occhi li riapriremo davanti al Re della gloria e saremo certi, se seguiremo questo mio piccolo consiglio, che ci accoglierà a braccia aperte, fascerà ogni nostra ferita e ci dirà: "Ora non preoccuparti, penso io a lenire ogni tua ferita, ad asciugare ogni tua lacrima. Adesso sarò io a tenerti tra le mie braccia" e mi viene in mente un bellissimo canto antico che dice: "Qual riposo libero e salvo dal timor; qual riposo sulle braccia eterne del Signor."

 

Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
Egli mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
Certo, beni e bontà m'accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.

SALMO 23

La pasqua

 

Il Natale e la Pasqua, indubbiamente le feste più sentite nel nostro Paese, caratterizzano un periodo più o meno breve, nel quale la gente ricorda che Gesù è nato (il Natale) e che poi è morto ed è risorto (la Pasqua). Queste feste religiose non portano l'uomo a sperimentare quella che Gesù chiama "nuova nascita" e, purtroppo, pochissimi si fermano a riflettere sul perché si crede in certe cose, perché si seguono determinati costumi o da dove vengono determinate tradizioni! Siamo nati in un mondo pieno di tradizioni, usanze e consuetudini e siamo cresciuti accettandole senza riflettere o discutere. Questo perché per natura l'uomo tende a seguire la massa, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate.
L'assenza della celebrazione della festa liturgica della Pasqua è una peculiarità delle nostre chiese evangeliche ADI p
er alcune ragioni bibliche, storiche e culturali che ci accingiamo ad analizzare.

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Carnevale

Citazione:

Anche questa festa, come le altre di massima importanza religiosa, trova origine nel mondo pagano antico: “Il Carnevale fu come una meteorite che sconvolse tutta la struttura del Februarius e meteorite lo è stato anche per il calendario liturgico cristiano con il quale si armonizza soltanto superficialmente, per non dire difficilmente, come testimoniano i tentativi di esorcizzarlo perfino da un punto di vista etimologico. Si è sostenuto, infatti, che il suo nome derivi da Carni levamen, «sollievo della carne» e dunque libertà temporanea concessa agli istinti elementari; oppure da Carnes levare, «togliere le carni»; o ancora da Carni vale «carne addio» in riferimento alle orge gastronomiche che esaurivano le ultime scorte di carni prima della primavera. Dunque Carnevale sarebbe sinonimo di periodo orgiastico, di sregolatezza. Certo, in ogni Carnevale si riscontrano eccessi alimentari e sessuali, e perfino violenze che sembrano assumere la pura funzione di valvola di sfogo per l’istintività repressa nel resto dei mesi” (Cattabiani, Il Calendario pag. 146 – Rusconi Libri). Le prime testimonianze documentarie del Carnevale risalgono ad epoca medievale e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato uso di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere. La storia ci racconta che Enrico II, Re di Francia, attraversò Parigi in maschera. Dopo di lui Enrico IV si era pavoneggiato in costume da mago, facendosi di tanto in tanto riconoscere dai suoi sudditi. Ma fu nel 1655, quando il Re Sole comparve mascherato ad una festa, che fu ripresa questa tradizione ancora fortemente radicata nella nostra cultura. Nel famoso Carnevale brasiliano, molti approfittano delle maschere per concedersi atti molto illeciti, fino alla violenza e all’omicidio. La maschera è quindi un mezzo per nascondersi e poter compiere azioni illegittime. Il periodo Carnevalesco inoltre, coincide più o meno con l'inizio dell'anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il Carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in gesti immorali) e a quelle romane dei Saturnali (solenni feste religiose, che si celebravano in onore del dio Saturno e durante le quali si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e licenzioso, che prevedevano tra l'altro la temporanea sospensione del rapporto servo-padrone). Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del Carnevale è evidente. In definitiva, la festa del Carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un'ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Secondo alcuni esperti, la maschera nera sul viso di Arlecchino, il volto bipartito bianco e nero di Pulcinella, il corpetto e i campanacci sul dorso dei mamutones sardi, sono richiami all’occulto. Inoltre, studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l'irresistibile attrazione esercitata dal Carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera...

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Dio è amore

 

Quando vogliamo indicare una persona che fa del bene agli altri o è particolarmente gentile, in genere, diciamo: "Ha amore" ed è senza dubbio vero, ma questa persona ha un amore perfetto, senza macchia, disinterassato?

Conosco molti che dicono di essere cristiani, di fare del bene agli altri, di andare in chiesa tutte le domeniche, di dire le preghiere comandate e tante altre cose, ma che poi non parlano con il fratello, con la zia, col nonno, col suocero, col cugino ecc ecc.

Noi diremmo che questa persona è pia e che avrà sicuramente un grande amore verso gli altri, ma quando poi scopriamo questi particolari ci dobbiamo ricredere e ci sorge spontanea una domanda: "Come posso essere certo di amare veramente?"

Uno solo ama perfettamente ed è Dio.

La Bibbia non solo ci dice che Dio ha amore per noi, ma addirittura ci dice che Lui stesso è amore.

 

"Dio è amore"

(1 Giovanni 4:8b, 16 NR)

 

Fatta questa premessa, possiamo tornare al nostro discorso: noi amiamo, ma amiamo imperfettamente, Dio ama ed ama in modo perfetto.

Ci ama talmente tanto che è morto per riconciliarci a Sé.

"Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici"

(Giovanni 15:13 CEI)

 

Come possiamo amare come ama Lui?

Prima di tutto, dobbiamo riconoscere che siamo peccatori. Perchè? Perché ce lo dice il Signore nella Sua Parola, la Bibbia: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23 NR).

Quando sperimenteremo questa profonda angoscia derivante dalla consapevolezza di avere offeso Dio, sentiremo il desiderio irrefrenabile di rivolgerci a Lui per chiederGli di perdonarci e, quando Lui ci dirà: "Anche se i tuoi peccati sono come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se sono rossi come porpora, diventeranno come la lana." (cfr. Isaia 1:18), succederà qualcosa di nuovo in noi: inizieremo ad amare Dio, Lo ameremo come mai abbiamo amato ed ameremo perchè Lui ci ha amato per primi facendosi uomo e morendo sulla croce per noi!

Dopo tutto questo inizieremo a sentire che tutti i nostri legami non ci sono più e il rancore che provavamo per il vicino di casa, l'amico, il suocero, il fratello, ecc, è scomparso: ora li amiamo.

Come posso capire se il Signore mi ha salvato?

Prima odiavo, adesso amo!

Ecco come si fa ad amare senza riserve: accettando Gesù come personale Salvatore e Signore.

Accettando Gesù non solo troveremo l'amore e l'affetto di cui abbiamo bisogno e che solo Dio ci può dare, ma questo amore sarà talmente puro e prezioso che sentiremmo il bisogno di dire ad altri che c'è Qualcuno lassù che ci ama e vuole riversare il Suo amore su tutti gli uomini!

Per concludere, vi riporto le parole che l'apostolo Giovanni scrive nella sua prima lettera:

"Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il Suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di Lui, vivessimo. In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato Suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. [...] Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il Suo amore diventa perfetto in noi. Da questo conosciamo che rimaniamo in Lui ed Egli in noi: dal fatto che ci ha dato del Suo Spirito. E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore. Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello."

  (1 Giovanni 4:8-21 NR)

L'arazzo

 

Nella sala comunale di una cittadina, fu esposto un grande arazzo; tutti quelli che l'avevano ammirato stupivano di tale bellezza.

Questa notizia giunse alle orecchie di un uomo, che decise di recarsi ad osservare il capolavoro.

Entrò nella sala. Era solo. In fondo c'era l'arazzo. Si avvicinò e non vide altro che una matassa di fili colorati disposti disordinatamente e senza alcun senso: era una cosa bruttissima a vedersi.

L'uomo non potè fare a meno di pensare all'opinione positiva che la gente aveva dell'opera e, in cuor suo, rise di loro.

Ad un tratto, giunse un altro uomo. Si avvicinò, osservò l'arazzo ed esclamò: "Ma è al contrario!". Girò il telo ed apparve uno splendido e radioso disegno: per scoprirlo bastava solo cambiare punto di vista.

 

A volte, anche noi vediamo solo le sofferenze, le sconfitte ed i problemi che la società ci offre, ma, se cambiamo punto di vista, possiamo vedere il dono di Dio: Gesù è morto per le nostre sofferenze, per le nostre sconfitte, per i nostri problemi, per portarli via da noi.

Lui è venuto a portarci la vittoria su tutto questo, lo riesci a vedere?

No? Prova a cambiare punto di vista!

 

"In tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di Colui che ci ha amati."

(Romani 8:37)

 

Gesù disse:

"Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo."

(Matteo 11:28)

Bibbia e Natale

 

Citazione

La venuta al mondo di Cristo Gesù é stata la realizzazione delle promesse fatte da Dio nell'Antico Testamento (Genesi 3:15; Isaia 7:14; 9:5,6). La Bibbia ci informa che il Figlio di Dio si è fatto carne (Luca 1:35) ed ha abitato un tempo fra gli uomini (Giovanni 1:1-5,14), ma gli uomini non lo hanno ricevuto (Luca 2:7; Giovanni 1:11).
La nascita di Gesù non é dunque una festa gratuita ma gloria spirituale e giubilo per la meravigliosa grazia (Luca 2:14), una gioia che conduce alla riflessione all'adorazione (Matteo 2:11) e che spinge all'evangelizzazione (Luca 2:20).
Ma il Signore Gesù non può essere nato il 25 Dicembre. Non esiste alcun riferimento biblico che indichi questa data e nella Parola di Dio non è menzionato né il mese, né il giorno della nascita del Salvatore.
Non viene neppure dagli Apostoli che furono istruiti personalmente da Gesù Cristo, che invece istituì il battesimo in acqua per immersione come parte integrante della salvezza e la Santa Cena per ricordare il Suo sacrificio.
Gli apostoli oltre che insegnare questo, parlarono della resurrezione di Gesù e del Suo ritorno ma mai della sua nascita, anzi, implicitamente e logicamente la narrazione dei Vangeli esclude la possibilità che Gesù sia nato d'inverno per le seguenti ragioni:
A. La fredda atmosfera delle notti di Dicembre in una situazione elevata come quella di Betlemme. In quella regione della Palestina, in Dicembre, la temperatura media notturna è di circa 7°C.
B. I mesi da Dicembre a Febbraio sono periodi piovosi durante i quali talvolta cade anche la neve.
C. In Giudea i pastori non più tardi del 15 Ottobre riportano il loro gregge al riparo per proteggerlo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Nei Vangeli, invece, si legge che la notte in cui ebbero l'annuncio della nascita del Salvatore, stavano facendo la guardia al gregge all'aperto (Luca 2:8).
Infatti: "Era una antica usanza, tra i giudei di quei giorni, di condurre i loro greggi all'aperto, nei campi, intorno alla Pasqua (all'inizio della primavera) per poi condurli a casa all'inizio delle prime piogge" (Adam Clarke Commentary, New York, Vol.5, pag. 370). Anche la Bibbia prova che l'inverno è una stagione molto piovosa (C.d.C. 2:11; Esdra 10:9-13).
È anche importante ricordare che i genitori di Gesù erano andati a Betlemme, perché l'imperatore Romano Cesare Augusto aveva deciso il censimento di tutto l'impero Romano e Dicembre come mese, non sarebbe stato felice per incoraggiare i sudditi spesso ribelli, ad ubbidire (Luca 2:3-7).
Nei Vangeli non si parla della presenza di nessun bue o asino nella stalla che riscaldarono Gesù nella fredda notte di Natale (Luca 2:1-7). Di contro i Vangeli ci presentano Gesù, il Signore della gloria fattosi povero per noi. Che differenza fra il Natale dei nostri giorni ed il Natale dei Vangeli.All'ostentazione, alla ricchezza e al consumo del nostro tempo, si contrappone la semplicità dei Magi; il consumismo dei nostri giorni è in antitesi con il Cristo che si è fatto povero (2Corinzi 8:9).
Infine anche i Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù. Origene affermò questa verità: "Nelle Scritture non si narra di nessuno che osservasse una festa o che tenesse un gran banchetto in occasione del proprio compleanno".
Noi Cristiani Evangelici non riconosciamo questa festività perché non esiste alcun riferimento biblico alla data del 25 Dicembre. Dunque, la tradizione del Natale non proviene dalla Bibbia. Del resto i vangeli parlano di Gesù solo come Salvatore (Luca 2:11).
Se per Dio era così importante comunicare il giorno della nascita di Gesù, lo avrebbe fatto in modo esplicito esattamente come aveva fatto per la pasqua (Esodo 12:1-3,14). L'uomo dunque e non Dio ha imposto per tradizione l'osservanza di questo giorno (Marco 7:8).
Lo Spirito Santo ci rivela nella Scrittura ciò che é davvero importante per l'uomo peccatore e cioè: "La morte di Gesù e la Sua resurrezione" (Giovanni 3:16;Romani 10:9,10).
Obiettivamente e coerentemente con la Parola di Dio non possiamo accettare le tradizioni umane, in quanto desideriamo restare saldi nella fede (Giuda 1:3). Poiché siamo il tempio dello Spirito Santo, non ci contamineremo con questo mondo e non resteremo inglobati nella confusione di questo mondo (Isaia 48:20).
Chi partecipa alle opere infruttuose delle tenebre, corre frettolosamente al male (Proverbi 6:16,18). La salvezza del credente è per la fede non nella tradizione degli uomini, ma nel sacrificio di Cristo Gesù (1Pietro 1:18,19).
>Continua qui>

Leggi l'intervista al pastore della Chiesa Evangelica di Genova Sampierdarena sul Natale

Un giovane temerario

 

Un professore universitario sfidò gli studenti del suo corso ponendo loro questa domanda: “Veramente è stato Dio a creare tutto ciò che esiste?”. Uno studente rispose con coraggio: “Sì, è stato Dio”. “Ma ha creato proprio tutto?”, ribattè il professore. “Sì, signor professore”, rispose il giovane. Al che il professore aggiunse: “Se Dio ha creato tutto, allora è stato sempre Lui a creare il male, perché il male esiste, quindi, Dio è cattivo”. A tale risposta, lo studente non seppe più cosa rispondere, ed il professore, contento, si vantava di avere provato un’altra volta che la fede cristiana era soltanto un mito. Fu allora che un altro studente alzò la mano e chiese: “Posso fare qualche domanda?”.  “Certamente!”, rispose il professore. Il giovane disse: “Professore, esiste il freddo?”. “Ma che domanda? Certo che esiste, lei non ha mai avuto freddo?”. Il giovane rispose: “In realtà, signore, sappiamo che il freddo non esiste perché, secondo le leggi della fisica, quello che noi consideriamo freddo, in effetti è assenza di caldo. Tutti i corpi diventano inerti, incapaci di reagire, ma il freddo non esiste, abbiamo creato noi quel termine per descrivere come ci sentiamo se non abbiamo caldo”. Il giovane chiese ancora: “Professore, secondo lui, il buio esiste?”. Il professore rispose: “Certo che esiste!”. Lo studente, allora, aggiunse: “Secondo le leggi della fisica, però, il buio non è altro che assenza i luce. Possiamo, infatti, studiare la luce, ma non il buio. Anche un semplice raggio di luce illumina le tenebre e la superficie che colpisce. Si può sapere quanto buio c’è in un determinato spazio, soltanto in base alla quantità di luce presente in quello spazio. Buio è un termine che l’uomo ha sviluppato per descrivere quello che succede quando non c’è luce”. Alla fine, il giovane concluse: “Secondo queste teorie appena enunciate, neanche il male esiste, o, almeno, non esiste di per sé. Il male è semplicemente l’assenza del bene. È, come nei casi precedentemente analizzati, un termine che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza del bene. Dio non ha creato il male, non è come la fede o l’amore che esistono come esistono il caldo e la luce. Il male, in definitiva, è il risultato dell’assenza di Dio nei cuori degli uomini, proprio come si ha il freddo in assenza di caldo od il buio in assenza di luce”. A quel punto, il professore, dopo aver abbassato il capo, rimase in silenzio, pensando alle parole del giovane Albert Einstein.

 

tratto dal calendario cristiano "Gocce d'amore", edito da Più che vincitori.

Aspettando il ritorno di Cristo

«Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».
(ATTI 1:11, NR)

Una piccola bambina, ascoltò sua madre ed alcune amiche che conversavano circa il ritorno del Signore. Dopo alcuni minuti, la bambina scomparve; la madre girò tutta la casa per trovarla. Salì fin sopra la mansarda e lì la trovò, davanti alla finestra che ammirava il cielo.

La madre, notando qualcosa di strano, domandò alla bambina cosa stesse facendo lì davanti alla finestra. La bambina rispose: "Oh, mamma, vi ho sentito parlare che Gesù ritornerà presto e che ci porterà con Lui, allora ho fatto un bagno, ho messo il vestito più bello che ho, ho preparato la valigià e sono venuta qui perché voglio essere la prima a vederLo!".

Che meraviglia è, per il cristiano, l'attesa del ritorno del Signore Gesù. Il Dio d'amore che si fece uomo ed abitò tra noi, soffrendo sulla croce per pagare il prezzo dei nostri peccati e per portarci nuovamente alla presenza del Padre, verrà di nuovo per prendere la Sua amata Chiesa.

Come la bambina della nostra storia, dobbiamo aspettare il ritorno del Signore con vestiti puliti, non più usando gli abbigliamenti che erano comuni nel nostro passato: invidia, odio, indifferenza, bugie, vizi vari...sono vestiti che non dobbiamo usare più. I nostri abiti devono essere: amore, verità, fede, equilibrio, solidarietà, simpatia...questi sono i segni distintivi del vero cristiano.

Non dobbiamo avere paura di incontrare il Signore, specialmente se il nostro camminare è corretto, anzi, dobbiamo attenderLo con gioia.

Tu sei pronto?

tratto dal calendario cristiano "Gocce d'amore", edito da Più che vincitori. Meditazione di Domenica 2 settembre 2007.

 

Cristo, saggezza di Dio

La saggezza non chiama forse?
L'intelligenza non fa udire la sua voce?
Essa sta in piedi in cima ai luoghi più elevati,
sulla strada, agli incroci;
 grida presso le porte della città,
all'ingresso, negli androni:
«Chiamo voi, o uomini nobili,
la mia voce si rivolge ai figli del popolo.
Imparate, o semplici, l'accorgimento,
e voi, stolti, diventate intelligenti!
Ascoltate, perché dirò cose eccellenti,
le mie labbra si apriranno a insegnar cose rette.
Infatti, la mia bocca esprime la verità,
le mie labbra detestano l'empietà.
Tutte le parole della mia bocca sono conformi a giustizia,
non c'è nulla di ambiguo o di perverso in esse.
Sono tutte rette per l'uomo intelligente,
giuste per quelli che hanno trovato la scienza.
Ricevete la mia istruzione anziché l'argento,
e la scienza anziché l'oro scelto;
poiché la saggezza vale più delle perle,
tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono.
Io, la saggezza, sto con l'accorgimento
e ho trovato la scienza della riflessione.
Il timore del SIGNORE è odiare il male;
io odio la superbia, l'arroganza,
la via del male e la bocca perversa.
A me appartiene il consiglio e il successo;
io sono l'intelligenza, a me appartiene la forza.
Per mio mezzo regnano i re,
e i prìncipi decretano ciò che è giusto.
Per mio mezzo governano i capi,
i nobili, tutti i giudici della terra.
Io amo quelli che mi amano,
e quelli che mi cercano mi trovano.
Con me sono ricchezze e gloria,
i beni duraturi e la giustizia.
Il mio frutto è migliore dell'oro fino,
il mio prodotto vale più dell'argento selezionato.
Io cammino per la via della giustizia,
per i sentieri dell'equità,
per far ereditare ricchezze a quelli che mi amano,
e per riempire i loro tesori.
Il SIGNORE mi ebbe con sé al principio dei suoi atti,
prima di fare alcuna delle sue opere più antiche.
Fui stabilita fin dall'eternità,
dal principio, prima che la terra fosse.
Fui generata quando non c'erano ancora abissi,
quando ancora non c'erano sorgenti rigurgitanti d'acqua.
Fui generata prima che i monti fossero fondati,
prima che esistessero le colline,
quand'egli ancora non aveva fatto né la terra né i campi
né le prime zolle della terra coltivabile.
Quand'egli disponeva i cieli io ero là;
quando tracciava un circolo sulla superficie dell'abisso,
quando condensava le nuvole in alto,
quando rafforzava le fonti dell'abisso,
quando assegnava al mare il suo limite
perché le acque non oltrepassassero il loro confine,
quando poneva le fondamenta della terra,
io ero presso di lui come un artefice;
ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno,
mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza;
mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra,
trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini.
Ora, figlioli, ascoltatemi;
beati quelli che osservano le mie vie!
Ascoltate l'istruzione, siate saggi,
e non la rifiutate!
Beato l'uomo che mi ascolta,
che veglia ogni giorno alle mie porte,
che vigila alla soglia della mia casa!
Chi mi trova infatti trova la vita
e ottiene il favore del SIGNORE.
Ma chi pecca contro di me, fa torto a se stesso;
tutti quelli che mi odiano, amano la morte.
(Proverbi 8)
 
Il libro dei proverbi è stato redatto nel X secolo a.C. e ci presenta già la Persona di Gesù (la Sapienza di Dio), che meravigliosa prova dell'eternità e della divinità del Signore Gesù!
 
"Noi predichiamo Cristo crocifisso [...] potenza di Dio e sapienza [saggezza, n.d.r.] di Dio" (I Corinzi 1:23-24)

Lei è Gesù?

 
Un gruppo di venditori andò ad una conferenza. Avevano promesso alle loro mogli che sarebbero arrivati in tempo per la cena del venerdì sera. La conferenza, tuttavia, finì un po' più tardi ed arrivarono con molto ritardo all'aeroporto. Misero tutti i loro bagagli sui carrelli e cominciarono a correre per cercare di non perdere il volo. Senza volerlo, uno dei venditori si imbattè in un tavolo con un cesto di mele che una ragazza vendeva nei pressi dell'aeroporto. Le mele caddero, spargendosi dappertutto. Senza fermarsi, né tornare indietro, i venditori continuarono a correre, tutti, tranne uno. Egli rivoltosi alla donna, restò sorpreso nel vedere che si trattava di una ragazza cieca.
La vide piangere, le enormi lacrime le rigavano il volto. Cercava invano di raccogliere le mele, mentre la moltitudine passava in fretta senza fermarsi, senza importarsi della sua "sfortuna". L'uomo si inginocchiò con lei, raccolse le mele e le mise nel cesto. Poi lo aiutò a sistemare di nuovo il tavolo. Nel farlo, si rese conto che molte mele erano schiacciate ed ammaccate. Le prese e le mise da parte.
Una volta sistemato tutto, l'uomo prese delle banconote dal portafoglio e disse alla ragazza: "Per favore, accetta questi soldi per il danno che ti abbiamo causato". La ragazza lo ringraziò e l'uomo andò via, ma, mentre andava via, la ragazza gli disse: "Mi scusa, signore, ma...lei è Gesù?".
Caro lettore, anche tu, che dici di essere cristiano, hai il dovere di dimostrare con le tue azioni a chi è incredulo che Cristo vive in te.
 
tratto dal calendario cristiano "Gocce d'amore", edito da Più che vincitori. Meditazione di Mercoledì 25 luglio 2007.

La vita nuova sotto la grazia

 
"Perciò, fratelli, noi siamo debitori, non alla carne, per viver secondo la carne. Perciocchè, se voi vivete secondo la carne, voi morrete; ma, se per lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi viverete." (Romani 8:12, 13)
 
 

In questi due versi dell'epistola ai Romani, Paolo esorta a non essere servitori della carne, ma a vivere per lo Spirito. È una condizione posta da Dio! Una volta lavati per mezzo del sangue che Gesù ha sparso per noi sulla croce del Calvario, noi non dobbiamo camminare più con la vecchia natura, perché è stata crocifissa con Cristo (cfr. Galati 5:24), ma dobbiamo camminare in novità di vita (cfr. 2 Corinzi 5:17).

Questa deve essere la nostra condizione di figli di Dio. Iddio ci ha chiamati dando il meglio, il Suo unico Figliuolo, per liberarci dall'ira avvenire e noi, dopo acer ricevuto una 'sì grande salvezza, abbiamo la responsabilità di camminare come figliuoli di luce, perché il mondo necessita della testimonianza dei figliuoli di Dio.

In parecchie circostanze il popolo di Dio ha mischiato il sacro con il profano, ma iddio ha sempre ripreso il Suo popolo, tramite i Suoi servitori o direttamente con la Sua Parola. Il profeta Elia, per esempio, ha dovuto riprendere il popolo d'Israele che sacrificava a Dio e a Baal (cfr. 1 Re 18:21). Spesso i credenti fanno lo stesso, adattandosi alla vita mondana pur essendo figliuoli di Dio.

Ci aiuti il Signore a vivere una vita al Suo servizio, ripieni di Spirito Santo ed a ricordare sempre che non c'è nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, cioè per coloro che non camminano secondo la carne, ma per mezzo dello Spirito di Dio (cfr. Romani 8:1)
Eduardo Taliento
 
 
Tratto da "LA PAROLA GIORNO PER GIORNO - Meditazioni Bibliche Quotidiane", ADI-Media, Roma 1987
I riferimenti biblici sono tratti dalla Sacra Bibbia, traduzione di Giovanni Diodati, utilizzata dal fratello che ha redatto questa breve meditazione.